I CONSUMI E L'EDUCAZIONE 

Stefano Oliviero
Docente di Storia dell'educazione e Storia dei processi formativi Università degli Studi di Firenze

Nelle varie lingue parlate e scritte nel pianeta la parola consumo e il verbo consumare hanno assunto, nel corso dei secoli, molteplici ro volta ricchi di sfumature e soggetti ad altrettante interpretazioni etimologiche, talvolta perfino contrastanti. L’essere umano infatti, anche se in forme diverse, ha sempre consumato.

Consumare può significare mangiare, finire, sprecare, distruggere, comprare… può essere, sempre a seconda dell’epoca o del contesto culturale, indice del benessere di una società ma anche della sua crisi e del suo malessere, può avere un senso di compiutezza e allo stesso tempo di atto finale, ovvero la sintesi più alta di un percorso (compiuto, dunque - e perché - perfetto) e la fine, magari ingloriosa, di un percorso (è tutto finito, ormai non c’è più niente da fare).

Senza dubbio appare infatti ormai da tempo corretto e opportuno studiare e leggere il consumo in quanto concetto polisemico e complesso che si articola in un intero universo (dei consumi appunto).

L’universo dei consumi comprende dunque in sé il desiderio di un bene (materiale o immateriale, naturale o artificiale, reale o immaginario …) fino al suo utilizzo e riutilizzo come bene riciclato. I percorsi di educazione al consumo attraversano così necessariamente questo magmatico e mutevole universo: si va dall’alimentazione alla pubblicità, dall’ambiente alla mobilità, dai media all’economia etc.

Lavorare, oggi, con i consumi nel campo educativo e scolastico, oltre a misurarsi con la loro natura complessa, tuttavia comporta anzitutto una profonda riflessione sulla valenza formativa del consumare. Per essere capaci di affrontare le sfide e i problemi enormi di sostenibilità che abbiamo e che avremo in un futuro non troppo lontano non possiamo insomma fare a meno di abbandonare i pregiudizi morali e ideologici e capire a fondo come i consumi determinano e hanno determinato il nostro presente, capire quindi che consumare è un vero e proprio processo formativo.

Lavorare poi su questi temi con i più giovani, comporta pure un serio impegno per intercettare l’immaginario delle nuove generazioni che negli ultimi vent’anni è divenuto mano a mano sempre più distante e differente da quello degli adulti. Se poi l’identità dei cittadini più giovani, specialmente quelli in età scolare, può apparire incerta quanto il loro presente e il loro futuro, senza dubbio è difficilmente codificabile con gli schemi del passato. I giovani, a partire dalla seconda metà degli anni cinquanta, sono stati infatti un soggetto sociale omogeneo, riconosciuto e auto-riconosciuto, ben definito dall’età biologica, dalle aspirazioni e proprio dai consumi, un soggetto sociale con tratti distintivi rispetto agli adulti, con i quali tuttavia condividevano le tensioni e le novità dell’epoca. Pensiamo, ad esempio, a quanto l’immaginario televisivo dello scorso secolo fosse condiviso e intergenerazionale, per non parlare della fiducia nel futuro o del desiderio di cambiamento. Le ragazze e i ragazzi nati a partire dalla fine del millennio hanno invece orizzonti e immaginari molteplici e con sempre meno intersezioni con le generazioni precedenti.

Insomma, per costruire interventi formativi efficaci, specialmente interventi di educazione al consumo, pare necessario e urgente prendere atto di questa trasformazione antropologica e partire dai bisogni, dai saperi, dagli ideali e dai sogni attuali dei più giovani per costruire il nostro presente e il loro futuro.

 
     
  
Consumare non interessa solo l’atto di acquisto di un bene materiale, ma anche il desiderio, l’utilizzo, la trasformazione in rifiuto e il riciclo di un oggetto che può essere materiale come immateriale; può essere ad esempio un alimento o un servizio sociale, un indumento o uno spettacolo teatrale o cinematografico e così via. Una varietà di declinazioni, talvolta molto distanti fra loro, ma che insieme definiscono il fenomeno del consumo nella sua complessità. Il consumo, in sintesi, determina e ha determinato le identità individuali e collettive, le classi sociali, i generi e le generazioni. Quindi, se gli oggetti che ci circondano e il consumo di beni materiali e immateriali contribuiscono a definire ciò che siamo, consumare è un processo formativo e come tale andrebbe interpretato, ovvero andrebbe cambiata prospettiva: dall’educazione al consumo al consumo come educazione. In altre parole, il consumo è una categoria formativa perché consumare forma la persona. Le attività di Coop con le scuole, fra le prime in Italia nell’educazione al consumo, sono nate oltre trent’anni fa per certi versi supplendo a una lacuna delle istituzioni scolastiche, lacuna peraltro ancora parzialmente da colmare. La sfida di Coop per la Scuola oggi è quella di trovare una formula per innovare le proposte e integrarle con la scuola che cambia, dunque una prospettiva diversa sul rapporto fra educazione e consumo potrebbe esser di aiuto per sperimentare nuove strade, ma anche per reinterpretare ottimi percorsi, come quelli presenti in questa guida, già collaudati. Le attività di Coop con la Scuola potrebbero così muoversi ed esser rilette anche sul consumo come categoria formativa e passare così dalla promozione di percorsi di educazione al consumo consapevole e critico a percorsi in cui si acquisisce consapevolezza sul potere e sul valore formativo del consumo, quindi concorrere allo sviluppo di quel senso critico che è una delle principali finalità della scuola, indispensabile per realizzare il pieno esercizio della cittadinanza previsto dalla nostra Costituzione. Se infatti il consumo ha assunto un carattere pervasivo nelle società attuale, un fenomeno che interessa tutte le stagioni e le età della vita e, quindi, ogni luogo formalmente o informalmente educativo, formare i cittadini significa anche formarli ai consumi a partire dalla scuola, agenzia formativa ancora centrale che educa in modo diretto (con i percorsi e le attività didattiche) e indiretto (con gli atteggiamenti, le pratiche, i momenti ludici …); così appare urgente e necessario, dopo oltre trent’anni, continuare e rinnovare questo impegno di Coop.
  
 


L'INTEGRAZIONE DEI PROGETTI COOP CON I CURRICOLI SCOLASTICI
ELIO RAVIOLO
già dirigente scolastico

Coop è in grado di vantare con merito una lunga e consolidata tradizione di collaborazione con la Scuola, fatta di progetti realizzati con scolaresche di ogni ordine e grado. Non possiamo ignorare però che le scuole stesse sono investite da una grande quantità di offerte di iniziative e progetti promossi dalle agenzie più disparate, compreso il mondo della grande distribuzione. In tale scenario il rischio per la scuola è che si sommino differenti esperienze, anche valide, ma che non hanno sufficiente integrazione con i curricoli. È un problema, quello indicato, anche per i proponenti le iniziative in quanto le attività svolte sono destinate a lasciare poche ed evanescenti tracce nel tempo. L’analisi comparata dei principi fondanti l’azione di Coop e dei documenti ministeriali che orientano la vita della scuola possono fornirci un forte antidoto al suddetto rischio, ponendo i progetti Coop ad un livello di più alta integrazione con le attività scolastiche. Se si analizzano infatti le iniziative attuate dagli animatori Coop, si può facilmente leggervi un filo conduttore che li lega tra loro, al di là degli specifici contenuti, il quale è costituito dalla promozione di una competenza di cittadinanza attiva e responsabile. Tale obiettivo lo si ritrova come primario anche in tutti i documenti ministeriali, a partire dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo del 2012, passando per le principali norme del 2010 che hanno ridefinito complessivamente il quadro della scuola secondaria di secondo grado, sino a giungere alla Legge n.107 del 2015, ai conseguenti recentissimi Decreti attuativi e al contenuto del Piano Nazionale di formazione dei docenti 2016/2019(*). Vi è quindi la concreta possibilità di concordare iniziative che, pur mantenendo a Coop la titolarità della proposta, possano costruire una forte sinergia con gli obiettivi che le scuole sono chiamate a perseguire. È evidente che quando le attività attuate possono essere recuperate ed integrate nei percorsi educativi e disciplinari, nel pieno rispetto dei diversi ruoli di Coop e Scuola, le stesse mantengono una significatività che va ben al di là del lasso di tempo del solo intervento degli animatori. Condizione auspicabile perché ciò avvenga è che, nella misura possibile, vi sia riscontro nel PTOF e nella programmazione di classe di quanto attuato con gli educatori Coop, si indichi come le attività possano venire riprese e portate avanti nei curricoli delle discipline, vi sia traccia di quanto realizzato e possano esserne verificati gli effetti, nei modi e nei tempi concordati con la scuola.
 
     
  
In primis, le Scuole sono chiamate ad elaborare un proprio Piano Triennale dell’Offerta Formativa che contenga e sostenga il Curricolo di Istituto. Al contempo, l’idea stessa di autonomia scolastica presuppone una forte relazione biunivoca della scuola con il proprio territorio che dia effettiva sostanza a tale prerogativa costituzionalmente tutelata. Terzo elemento da evidenziare è l’idea di didattica laboratoriale che pervade le Indicazioni Nazionali per il Curricolo, quale richiamo al protagonismo dei soggetti in apprendimento nella co-costruzione di conoscenze, abilità, competenze. Tenere coerentemente unite tali esigenze e focalizzarle sul perseguimento degli obiettivi cognitivi ed educativo-relazionali, rappresenta la sfida che la Scuola deve sapere vincere, evitando di produrre una nutrita serie di percorsi di apprendimento tra loro frammentati, con obiettivi poco coinvolgenti e quindi condannati a una rapida decadenza. Una modalità che si dimostra feconda di esiti positivi in tal senso è quella di progettare esperienze laboratoriali con valenze autenticamente significative per i soggetti in apprendimento e capaci di fornire un solido terreno unitario sia per il perseguimento degli obiettivi specifici di apprendimento delle singole discipline sia per conquistare, nell’autenticità dell’esperienza del lavoro comune, gli obiettivi relazionali e di cittadinanza. In tale prospettiva la scuola, rimanendo nel cuore della propria mission, può attingere dal proprio territorio di riferimento contenuti, strumenti, collaborazioni in termini di risorse umane e materiali e può restituire offerte culturali destinate a tutta la cittadinanza. Le proposte Coop per la Scuola costituiscono occasioni preziose in tale direzione. Mentre viene confermata la tradizionale ricchissima offerta di esperienze didattiche, contenute nella Guida, si rafforza la possibilità di realizzare percorsi più complessi capaci di divenire ancor più parte portante del curricolo, con il coinvolgimento complessivo del team docente e di più ambiti disciplinari e con la possibilità di rafforzare legami autentici tra la scuola e le dimensioni amministrative, culturali, produttive, sociali del proprio territorio di appartenenza.
  
 
C'E' ENERGIA! NON DISPERDIAMOLA 

Maurizio Tucci
Presidente Laboratorio Adolescenza

In un momento storico-politico mondiale in cui tra clangori di guerra, flussi di migranti, e scellerate prese di posizione sull'energia e le emissioni, si profilano scenari tutt'altro che rassicuranti, riponiamo qualche speranza residua, almeno per il futuro, nelle nuove generazioni. Cercando di inculcare loro - sebbene noi adulti non possiamo definirci di grande esempio – una "coscienza solidale" che induca al rispetto di persone e cose che ci circondano.

I presupposti ci sono: lo evidenzia una indagine realizzata dall’Associazione Laboratorio Adolescenza e Coop su “Adolescenti e impegno sociale” (campione nazionale di 2000 studenti di terza media tra i 12 e i 14 anni). Gli adolescenti appaiono naturalmente disponibili ad un impegno sociale, ovviamente a loro misura. Oltre il 90% degli adolescenti intervistati sa (bene o abbastanza bene) cosa si intende per volontariato ma, soprattutto, il 55% ritiene che anche alla loro età sia possibile impegnarsi in alcune attività di volontariato.

La più indicata riguarda l’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, ma ci sono molti adolescenti che pensano di potersi impegnare anche in attività di sostegno e supporto a persone anziane e malate, partendo, ovviamente, dal proprio ambito familiare e amicale.

Il 20% degli adolescenti intervistati fa già parte di un gruppo che si dedica anche ad attività di volontariato (scout, gruppo parrocchiale, ecc...), mentre la metà afferma che da grande dedicherà parte del proprio tempo ad attività di volontariato (tra le femmine la percentuale sale al 54%).

In teoria, di fronte ad una serie di possibili attività solidali proposte (da effettuare, rinunciando a parte del proprio tempo libero), l’80% concretizzerebbe il proprio impegno ecologico impegnandosi nella raccolta differenziata dei rifiuti o nella pulizia di strade e scuola, il 69% aiuterebbe una persona anziana a fare lavoretti domestici e commissioni fuori casa o aiuterebbe, nello studio, i compagni che hanno qualche difficoltà. Meno disponibilità invece - nota negativa - nell’aiutare i compagni che non conoscono bene l'Italiano ad imparare la lingua.

Ma il problema concreto è che oltre il 50% dei ragazzi e delle ragazze che sarebbero interessati ad impegnarsi attivamente non sa come e dove farlo. Ed è questo il punto sul quale dobbiamo maggiormente riflettere e dove la scuola potrebbe avere un prezioso ruolo di stimolo e di indirizzo. Abbiamo, intorno a noi, un’energia positiva e disponibile: cerchiamo di utilizzarla al meglio e - per rimanere in ambito ecologico - non “disperdiamola nell’ambiente”.




Realizzazione: Vidigraph S.a.s. - Ultimo aggiornamento: 03 Ago 2017 - www.vidigraph.com - Contattaci

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